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Covid-19, linguaggi e gratitudine

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Sono toccata e infastidita dal linguaggio che molti hanno iniziato a usare per la situazione sanitaria che stiamo vivendo a causa del Covid-19: “Siamo in guerra, abbiamo un nemico ... abbiamo bisogno di armi per combattere...“ sono alcune delle espressioni che sento usare e che non so cosa dovrebbero mobilitare: la voglia di reagire o il patriottismo? O forse dovrebbero solo rendere lecito qualsiasi provvedimento di restrizione delle libertà che venga messo in atto?  A mio avviso è molto rischioso parlare in questi termini per due motivi:  1 le guerre ci sono davvero, e questo io non riesco proprio a sopportarlo. Solo in Siria per esempio sono morte    384.000 persone negli ultimi 9 anni di guerra ininterrotta, tra queste c’erano anche bambini, tanti tantissimi bambini. E nessun cantante gli ha dedicato due ore di musichette gratis o altre cose che vedo in questi giorni e che mi irritano un pochino.  2 il “nemico” sarebbe portato in casa dalle persone, ...

la bellezza delle cicatrici

Sono molto felice oggi perché ho ricevuto ancora una buona notizia: è nata ieri una bimba con un bel parto vaginale a neppure 18 mesi dalla nascita con taglio cesareo del suo fratellino. La sua mamma aveva seguito un percorso con me per rielaborare quanto accaduto con il primo parto e non è stata l'unica. Nell'ultimo anno sono stata contattata da diverse donne che mi hanno chiesto aiuto per sanare una ferita. A volte è quella del cesareo, altre quella di un travaglio pilotato, di un parto operativo o anche di un allattamento difficile. Ogni volta trovo pietre preziose e gemme rare nell'animo di queste donne e semplicemente le mostro loro: ecco guarda che smeraldi dimorano nel tuo animo! Facciamo insieme un piccolo pezzo di strada danzando, piangendo. Picchiamo un cuscino o dipingiamo, oppure costruiamo uno scudo. Facciamo quello che c'è da fare per stare sui piani sottili della coscienza al confine tra il corpo e lo spirito, tra l'io e il tu, tra l'uno e il t...
Tenere per mano una donna che attende la nascita di suo figlio. Sopportarne la stretta, il sudore, sentirne il calore. Accettare con empatia il  momento in cui la stretta si scioglie. Vedere i sorrisi che affiorano gioiosi durante i momenti di rilassamento. Contenere le lacrime che fanno fluire le tensioni e le paure. Fare un passo indietro, fare due passi indietro, fare tutti i passi indietro necessari per meglio osservare la grandezza dei protagonisti della nuova nascita. Questo è il lavoro della duola.

Eugenia, una doula di paese

Ciao! Questo spazio virtuale è dedicato alla diffusione di informazioni sulla figura della DOULA. Ho scelto di diventare una duola prima di sapere che esisteva questa parola per definire il ruolo che desidero avere. Un po' per volta spero di rendere chiaro perché posso essere un riferimento per un'altra donna. Esiste in me un richiamo primitivo alla sorellanza con le altre donne. Voglio essere cassa di risonanza per questo richiamo. Non mi importa se sembrerò goffa o sgraziata, mi importa di più farvi sentire la forza della voce che nasce dal ventre. Questa voce non si esprime in parole, ma in suoni che hanno il solo scopo di liberare energia.  C'è una doula in paese, è arrivata per dare ascolto, per essere al fianco di un'altra donna, e per dare riparo se necessario. La duola di paese non è qui solo per la donna benestante, non è qui solo per la donna alternativa, soprattutto non è qui solo la donna in difficoltà. La doula c'è per chi sta affrontando dei cambi...