lunedì 18 marzo 2013

Cesareo, Villa Salus e voglia di outing (se avete il coraggio di leggere tutto il post!)

E' difficile dire quello che sto per dire, sia sul piano personale, perchè sono vissuti forti, sia sul piano professionale, perchè la posizione della doula è già così tanto criticata. Sia chiaro allora che oggi scrivo come Eugenia, donna.
Il 23 ottobre 2009 è nato mio figlio Luciano presso l'ospedale Villa Salus di Mestre (VE).
In questi mesi ho seguito da vicino le vicende dell'ospedale: si parla di chiuderlo e alcuni si danno da fare perchè si sappia che la struttura lavora da anni per il parto attivo e il parto in acqua, perchè si sappia che a Villa Salus le ostetriche sono in primo piano e quindi il parto è più rispettato che in altre strutture.
se andate su Facebook trovate anceh il gruppo   No Villa salus- No parti  
http://www.facebook.com/groups/288537791264616/
dove molte donne raccontano la loro esperienza di parto presso questa struttura.
IL 23 ottobre 2009 il mio ginecologo di Villa Salus mi aveva programmato il cesareo perchè il mio piccolo era comodamente seduto dentro di me alla 39° settimana di gravidanza.
Durante il corso preparto a Villa Salus, l'ostetrica mi aveva frettolosamente accennato a una cosa chiamata moxa, e io provai a inventarmi il modo di farmela a casa, con nessun risultato.
IL mio ginecologo, di Villa Salus,  mi aveva ben avvertita di non far niente per provare a far girare il bambino altrimenti avrei potuto provocare complicazioni.
Il 23 ottobre infine mi trovavo nella stanza di degenza con mio marito aspettando per l'intervento che avrebbe fatto nascere mio figlio, quando un'ostetrica è venuta a prendermi.
Tempo di prepararsi, tempo di tricotomia e catetere.
Questo è stato uno dei momenti più umilianti della mia vita.
Mentre io attendevo impaurita il momento in cui mi avrebbero portata in sala operatoria, mentre attendevo che mi infilassero un ago dentro la spina dorsale per l'anestesia e mi tagliassero la pancia, mentre attendevo questo e soprattutto aspettavo il sacrale incontro con mio figlio, le ostetriche parlavano di come fare meglio le patate al forno.
Io non dimenticherò mai che bisogna prima sbollentarle e solo dopo metterle in forno. Ma erano ostetriche? Nessuna si è presentata. Nessuna mi ha chiesto se avevo paura, se avevo bisogno di qualcosa, tanto io ero là per il cesareo. Sicuramente  quella che mi ha portato in sala operatoria era un'ostetrica tanto che era anche la capa, "santa" a dir suo. Nemmeno lei sembrava tanto interessata al mio stato d'animo. Vado veloce sulla sala operatoria, sulla musica di Radio Venezia diffusa in sala (mentre le donne che travagliano possono anch eportarsi il loro cd di musica misitca, mi avevano spiegato al corso), sul ginecologo e il suo assistente che parlano di dove andranno in vacanza mentre si compie il miracolo della mia vita, la nascita di mio figlio. Vado veloce sulla dose troppo alta di anestesia che mi ha fatto svenire, e su qull'altra cosa che mi hanno dato per farmi riprendere. Veloce su quello che mi ha ricucita chiedendomi dei miei tatuaggi mentre io piangevo perchè volevo avere mio figlio, che mi era stato mostrato di sfuggita.
Ho scritto e raccontato questa storia tante volte. Non sono più arrabbiata con nessuno, almeno non lo sono tanto come lo ero in passato.
Però voglio dire delle cose alle ostetriche di Villa Salus, alle ostetriche, ai giencologi in generale:
 anche quando c'è un cesareo, anche quando è programmato, sta nascendo un bambino, sta nascendo una mamma. Deve essere rispettato anche quel tipo di nascita, anche il mio bambino è sacro alla terra, anche il mio utero si è sacrificato per la nascita di un nuovo essere umano. Anche io avevo mille paure.
Anche le donne che vanno incontro al cesareo hanno diritto all'attenzione dell'ostetrica. 
L'ostetrica giustamente rivendica un ruolo importante nella nascita, un ruolo anche rituale, guardiana di porta la definisce Verena Schmid. E noi donne del parto cesareo?  
Siccome mio figlio era podalico e nessuno ormai si fida ad assitere un parto podalico non mi merito nemmeno la vicinanza emotiva? Ma lo so che l'ostetrica ha competenza nella fisiolgia del parto, ma non ho chiesto che fosse l'ostetrica a operami, chiedo cosa impedisce che l'ostetricami stia vicina emotivamente. Io emotivamente ero fisiologica, e lo sono ancora nonostante tutto!
Avrei voluto che la donna-ostetrica, che rappresenta Il Femminile nel momento della nascita, rappresenta il mondo femminile che ti fa entrare nello stadio adulto, ti accetta nel nuovo status di madre, fosse stato li anche per me. Per starmi vicino mentre un maschile mi tagliava l'apparato sessuale.
Senza questo passaggio di testimone femminile si rischia che la donna non si riconosca nel suo nuovo status di Madre. 
Avrei voluto che l'ostetrica mi tenesse la mano come fa alle donne in travaglio e che mi poggiasse mio figlio sul seno come fa con le altre donne. Ma perchè non è possibile che i controlli sul bimbo si facciano là in sala operatoria e poi si dia subito il bimbo alla madre? lo so che  si è fatto di morfina anche il neonato (vedi peridurale e spinale), ma siamo sicuri che sia necessario portarlo in un'altra stanza?
Sono cose sottili da capire, ma fondamentali. Non è sottile la differenza tra dire a una donna "tutto bene signora?" senza guardarla negli occhi mentre si spinge il lettino, e invece sedersi un momento vicino a lei, guardarla negli occhi e porsi in Ascolto.
Poi leggo post come questo:
http://ostetrichelibereprofessioniste.blogspot.it/2013/03/ostetriche-in-nero.html?spref=fb
non lo cito per il discorso dell'evasione fiscale, sport nazionale dopo tutto, ma per il punto in cui cita le doule, verso la fine, parlando della violazione del punto 2.11 del codice deontologico.
Mi chiedo: ma siamo sicure che sia proprio competenza delle ostetriche la vicinanza emotiva? Mi sorge il dubbio che nel percorso di studi per diventrare ostetrca non ci siano elementi per capire quel "sottile e non tanto sottile". E non parlo di qualche esame di psicolologia, parlo di far maturare le persone nell'accoglienza dell'altra. Non credo che tutte le ostetriche passino poi per i corsi della SEAO. Ma anche loro.... ma cosa significa "visione ostetrico centrica"? Non dovrebbe essere, la visione, centrata sulla donna?
Le donne sono al centro, nella simbiosi col loro cucciolo.
Le donne hanno diritto di scegliere se stare al centro di un cerchio di donne, ostetriche e doule, amiche, madri nonne. Hanno diritto di scegliere se vogliono essere al centro della loro casa con il loro compagno o  compagna. Abbiamo diritto di scegliere.

13 commenti:

  1. ....forte come un cazzotto in pancia...!

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  2. Cara Eugenia. Mi dispiace motlissimo per quello che ti è capitato. Hai perfettamente ragione ad essere arrabbiata. Io la penso esattamente come te.. il parto, in qualsiasi modo esso avvenga, è un momento sacro e come tale deve essere rispettato. Ho sempre detestato le chiacchiere in sala parto/operatoria. lo trovo davvero irrispettoso. Mi sono arrabbiata tante volte,purtroppo spesso senza alcun successo.Ed è stato veramente frustrante credimi. Quindi ti do ragione. Però ti chiedo di non fare di tutta l'erba un fascio, e di non generalizzare,perchè cosi facendo non facciamo altro che alimentare una lotta senza fine, che personalmente trovo assurda. la Doula e l'Ostetrica dovrebbero lavorare fianco a fianco. Ognuna con le proprie competenze. Non dobbiamo dimenticare che l'obiettivo comune DEVE essere il bene della donna. Io sono un'ostetrica. Credo che dentro di noi ci sia un potere infinito..e come me, moltissime altre colleghe, te lo assicuro. Mi spiace sia stata cosi sfortunata. Spero se mai avrai un altro figlio, tu possa godere appieno dell'esperienza, in qualsiasi modo essa avvenga. Ti auguro tanta felicità. Un abbraccio Alice

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  3. Eugenia mi dispiace per quello che ti è successo, credo che quello che Rachele abbia voluto dire citando le doule è proprio quello che te hai notato nelle ostetriche che ti hanno assistita "Se le ostetriche facessero le ostetriche (se tornassero dalla parte delle donne a lavorare a fianco alle donne ndr), nessuna donna si rivolgerebbe a noi (doule). Evidentemente se esistiamo c'è un perchè"
    Non c'entrano corsi della SEAO o corsi al MIPA o altri corsi di formazione, che comunque possono aiutare...
    Se avrai modo di conoscere più ostetriche spero che tu possa capire che siamo molte e siamo anche diverse da quelle che hai trovato nel tuo percorso e siamo anche in tante che stiamo dalla parte di noi donne

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  4. Ti capisco eccome... il mio primo parto è finito in cesareo d'urgenza e ricordo bene la brutte sensazioni che hanno accompagnato la volata in sala... chi mi diceva "pensa che adesso non soffrirai più per le contrazioni"... Io sono stata più fortunata di te, che almeno (su mia richiesta) mentre mi ricucivano mi hanno slegato un braccio e mi hanno posato la piccola sul seno... unico attimo in cui ha smesso di piangere.
    Col secondo parto ho trovato un'ostetrica libera professionista che mi ha saputo dare anche l'appoggio psicologico di cui avevo bisogno... lo auguro anche a te!

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  5. La tua esperienza, così fredda e brutta (ci sono passata pure io) è rispettabile. Purtroppo non sei l'unica che ha vissuto in tal modo il taglio cesareo. Lo dico come Consulente Tecnico. E come Consulente Tecnico io consiglio sempre di scrivere all'URP (ufficio relazioni col pubblico) per chiedere il motivo di un trattamento percepito come menefreghista e distratto. Hai mai pensato al fatto che da una tua lamentela altre donne possano riceverne giovamento?

    Per quanto riguarda le tue considerazioni sul punto 'doula': mi puoi spiegare meglio di cosa stai parlando? la citazione della SEAO (che io non frequento perchè non ho soldi)non l'ho capita.

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  6. Grazie a tutte per i vostri commenti.
    Ci tengo a fare delle precisazioni:
    preliminarmente - vorrei chiarire che non ce l'ho con Villa Salus. Solo che non c'è stata stata solo eccellenza in quell'ospedale. Voglio anceh cogliere l'ocasione di complimentarmi con la tenacia di chi, all'interno di quella struttura, si è impegnato per umanizzare la nascita. Mi rendo ben conto che io, in quanto duola sono giovane in questi dibattiti. Ma la mia esperienza di donna all'interno di quella stessa struttuar dimostra ceh si è lontani dal poter dire che c'è un "sistema", una "cultura" di parto umanizzato.

    Non sono più arrabbiata con nessuno, credo invece che i più si siano comportati pensando di fare dignitosamente e onestamente il lor lavoro. Pensao addirittura che il ginecologo abbia pensato di fare del bene. Credo che nessuno avrebbe saputo come altro agire.
    1 Penso che questo sia il problema, cioè che a livello di formazione professionale manchi l'opportunità di riflettere sulle conseguenza ampie del lavoro di ginecologi e ostetriche.
    2 Non ce l'ho con le ostetriche! collaboro fruttuosamente con diverse ostetriche che che rispetto come donne e come professioniste e mi sento ricambiata.
    3 Avrei dovuto scrivere a Villa Salus e in realtà l'ho fatto ma non ho mai spedito la lettera perchè non ero in grado di finirla. Per molto tempo spono passata dall'accusa all'auto-accusa, la rabbia si spostava da loro a me. Ma contemporaneamente ho usato la mia rabbia come benzina per fare altre cose per me e per le donne: studiare, lavorare sui miei vissuti, fino a creare degli strumenti relazionali ceh mi permettono di essere al servizio delle donne come doula.
    4 Ritengo che le doule e le ostetriche possano lavorare insieme, anzi debbano! Io non so niente di fisiologia, se non quanto riportato in modo divulgativo da libri di Odent o della Schmid, e non ne voglio sapre nulla.. non è il mio campo, per quello ci sono le ostetriche! La doula è una figura di rifermimento emotivo, è un'aiuto nell'orientamento durante il pre e post parto. E' una donna con la quale si costruisce una relazione dall'alto potenziale catartico. scusate il parolone. E' più semplicemente la buona mamma, la mamma ceh avremmo voluto, ceh per un piccolo periodo della vita una donna può permettersi di avere vicino. Non da direttive, ma sta vicino. perciò non credo sia completamente vero ceh se le tutte le ostetriche lavorassero bene le doule non serivrebbero. Penso invece che bisognerebbe chiedersi perchè alcune grandi ostetriche lavorano con le doule, vedi Ibu Robin e Ina May Gaskin. Per restare con le grandi ostetriche, Verena Schmid, si sta esponendo per doule visto che sarà docente del workshop internazionale del Dona che si terrà a Venezia in estate.
    5 La SEAO, me la sogno anch'io visto i costi e la distanza... Rachele volevo dire proprio che non tutte le ostetriche si possono permettere corsi come quelli della SEAO in cui si prova a mettere l'accento sugli aspetti emotivi, sulla rielaborazione di propri vissuti, sulla buona comunicazione. Mentre credo ceh dovrebbe occuparse l'Università o la struttura ospedaliera, sarebbe opportuno che tutto il personale sanitario fosse coinvolto in percorsi di crescita personale, come del restano anche gli inseganti, cioè utti quanti lavoarno con le persone. Ma ancor di più chi lavora nel campo della nascita perchè il suo lavor ricade non solo sulle madri, ma anche sui nascituri e sulle relazioni tra i due, cioè ha ricadutre a lungo termine sulla salute psicolgica, fisica e sociale di mamma e bambino e in ultima analisi sulla società (vedi utti gli studi di salute primale).
    6 Quello che vorrei in questo momento è creare un gruppo di lavoro fatto di Doule, ostetriche, madri, ginecologhe/i e riflettere insieme.
    7 sono stanca e rimando ai prossimi giorni altre considerazioni sul cesareo in sè.
    ciao
    Eugenia

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    1. Ciao Eugenia,
      volevo ringraziarti del tuo outing perché...beh...mi hai tolto le parole di bocca. Pochi mesi prima di Luciano, è nata Olga mia figlia, all'Ospedale dell'Angelo, con parto cesareo per presentazione podalica. Ho scelto di andare all'Angelo perché lì non programmano i cesarei con i podalici, il primario dice che 2 bimbi su 10 si girano in travaglio e quindi se non altro ho potuto aspettare le contrazioni. Ma per tutto quel che riguarda le fasi dell'operazione beh, l'unica differenza rispetto alla tua esperienza è stata che io non ho imparato a fare le patate al forno ma mi sono cuccata tutti i racconti delle vacanze del chirurgo all'anestesista. Una delle cose che mi ha più fatto soffrire è che ad un certo punto ho chiesto se potevano toccarmi la faccia o le mani, sentivo male alla parte alta dello stomaco e la cosa più logica mi sembrava quella di poter ricevere sollievo almeno con il tocco. Mi è stato risposto che era una richiesta "strana" e che se volevo mi aumentavano l'anestesia. Al che ho chiesto di poter avere almeno una mano libera e mi sono potuta toccare da sola. Quando poi ho chiesto di poter vedere la mia placenta devono aver pensato che ero una pazza "Ma lei fa delle richieste davvero strane sa?" E' stato mortificante. Per non parlare del fatto la sala operatoria sembrava una catacomba e neanche volendo avrebbero potuto lasciarmi la piccola che avrebbe potuto andare in ipotermia... appena nata, con le luci sparate negli occhi, avvolta in mille coperte, durante il trasporto al nido Olga non ha potuto neanche essere presa in braccio dal papà, "perché è pericoloso".

      Insomma vorrei darti la mia disponibilità a formare questo gruppo di lavoro e mi sembra una bella idea quella di poter scrivere una lettera ai primari dell'Angelo e di Villa Salus per portare alla luce questa nostra esperienza, Penso che potrebbe davvero rendere il cesareo di altre donne un evento un po' più umano....

      Francesca Radin

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    2. Grazie Francesca. Anche la tua testimonianza ha dell'incredibile... Restiamo in contatto! un abbraccio

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    3. grazie x aver condiviso la tua esperienza.
      Anche io sono una doula, già durante il corso ho sentito molte brutte storie di parti.
      Vorrei che le doule venissero riconosciute con un titolo pari alla laurea(il corso di formazione purtroppo viene sminuito dai medici e dottori laureati).

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    4. Cara Momò, le storie vrutte sono tante è vero. Io non so se vorrei che la doula seguisse un percorso universitario per come conosco l'università ora. Credo che il lavoro che si fa nei percorsi di MOndo Doula, che io ho frequantato, sia buono così com'è, forse potrebbe avere una seconda annualità per continuare il percorso intrapreso. Però l'importanza di quello che propone Emanuela Geraci è proprio la rielaborazione delle proprie esperienze e dei propri vissuti, non so se questo si riuscirebbe a fare sui banche dell'università. Ai medici che sminuiscono il nostro ruolo dobbiamo portare le evidenze scientifiche sugli effetti della doula e proporre di intraprendere studi sulla nostra figura in Italia, se questo è il lorolinguaggio. Oppure possiamo fare il nostro lavoro quotidiano dimostrando giorno dopo giorno il nostro valore. un abbraccio, Eugenia

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  7. cara Eugenia,
    la tua storia mi ha fatto commuovere e arrabbiare e le tue parole mi hanno risuonato dentro insieme a quelle di tante altre ( troppe ) donne che mi hanno raccontato le loro storie di paura, abbandono e dolore. Penso che sia importante che l'URP dell'ospedale sappia quello che è successo, affinchè lentamente le cose cambino e gli errori commessi non si ripetano.
    Ho conosciuto Robin Lim nel 2008 e quando ho visitato la sua clinica a Bali durante un workshop del DONA ( le doule americane ) ho visto con i miei occhi la stima reciproca che la Pascali Bonaro , doula e trainer del workshop e Katherine Bramhall , Ostetrica del Vermont e presidente di Bumisehat Foundation International , e Robin Lim si sono scambiate.
    Le doule non esistono perchè le ostetriche fanno un pessimo lavoro: questo dobbiamo dirlo a gran voce !!!!
    Le doule esistono perchè fanno cose diverse e cercano entrambe di farlo al meglio per il benessere di mamma e bambino. A Bali ho visto doule e ostetriche lavorare insieme e in armonia e questo dovrebbe ssere di esempio per il nostro futuro.
    Lentamente le cose in Italia si muovono, i toni si addolciscono, ostetriche e doule possono incontrarsi e parlare dei loro rispettivi ruoli: è per questo che la Pascali Bonaro ha scelto di invitare Verena Schmid al workshop DONA di giugno; avrebbe potuto chiamare anche altre ostetriche di fama internazionale, ma ha voluto la Schmid e lei , con grande coraggio e lungimiranza, ha accettato la sfida.
    La strada è ancora lunga, ma la stiamo percorrendo tutte noi insieme. Grazie Eugenia !
    Chiara Pozzi Perteghella

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    1. Chiara, sono assolutamente d'accordo su quanto dici a proposito del diverso ruolo di doula e ostetrica. Ti invidio molto il viaggio a Bali, ma credo sia importante che quanto hai visto venga testimoniato in Italia. QUanto mi piacerebbe partecipare all'evento di Venezia non sai... Ho appena intrapreso un percorso di tre anni per approfondire gli aspetti del counselling e non posso fare tutto. Ma fare cose diverse è importante in modo da diventare complementari e aiutarsi a vicenda! a prestissimo!
      Eugenia

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