martedì 2 febbraio 2016

La nascita di Matteo - HBAC

Il 2 febbraio 2014, giorno della Candelora, era una domenica. Di sera, alle otto circa, è nato mio figlio Matteo. E' nato nella camera da letto dei suoi genitori, che è tutt'ora una delle sue stanze più bazzicate... E' nato al buio, mentre un'ostetrica teneva la pila per aiutare l'altra a scorgere la testa  del piccoletto (si fa per dire, è nato di quasi quattro chili). Io ero a carponi e avevo incastrato la testa tra le gambe del suo papà.
Le ostetriche erano arrivate verso le 6 e un quarto... non lo so, così mi ha detto mio marito. Certo è che non c'è stato gran tempo di valutare questi dettagli. Quando mi hanno visto, hanno pensato che dovesse andare per lunghe, volevano mandare Enrico a fare un giro. Invece da li a poco le contrazioni sono diventate forti al punto da farmi urlare e hanno capito che c'eravamo.
C'eravamo si,  io mi ero preparata per quel parto da diverso tempo, sapevo esattamente come vivermi il mio travaglio e così è stato.
Alle sei del mattino mi ero svegliata con una contrazione, ne avevo avute diverse nei giorni prima.
Devo dire che ero stata in ospedale la sera prima per il monitoraggio di ruotine ed ero già di quasi tre  cm di dilatazione, la ginecologa ha proposto (proposto, non imposto!!!!!) lo scollamento delle membrane, e l'ostetrica l'ha fermata sapendo che volevo travagliare (e partorire) a casa. Ringrazio di cuore quella ginecologa e quell'ostetrica (Valentina) dell'ospedale di Montebelluna (TV): dovrebbe essere sempre così per le donne.
Per capire meglio la situazione bisogna dire che Matteo è il mio secondo figlio e che il primo, il mio amato Luciano, è nato con taglio cesareo. Quindi io ero considerata una “precesareizzata” che sembra una parolaccia, e forse lo è.
Bisogna anche capire, che secondo le ecografie io ero già a 41+1: per capirci nella maggior parte degli ospedali mi avrebbero già indotto il travaglio o fatto pressioni per farlo, o programmato un cesareo. Non a Montebelluna, dove una donna pre-cesareizzata come me può arrivare a 41+5 senza che nessuno la faccia sentire minimamente un'aliena. Che bello!
Dunque mi hanno mandata a casa: sì a tre cm di dilatazione, con contrazioni, con un cesareo pregresso, con un'influenza intestinale appena passata a 41+1. “ci vediamo più tardi” mi hanno detto. Scordavo: io vivo a Mestre, un'ora abbondante di macchina da Montebelluna.
Ma torniamo a domenica mattina alle 6: mi alzo di scatto, cosa che non accade mai pigra come sono, e mi dico: questa situazione non può andare avanti. Il problema era la tensione forte che si sera venuta a creare in me, ma anche nelle ostetriche. La fonte della tensione era la data presunta. Per me, con il calcolo delle mestruazioni, la data presunta restava il 2 febbraio. Per le ecografie la data presunta era passata da 10 giorni. Il fatto è che, se un'ostetrica decide si seguire i parti a domicilio non ha vita facile. Intanto per il numero esiguo di donne che fanno questa scelta, quindi le entrate non sono certo ingenti. Poi perchè diventano delle sorvegliate speciali, sono delle pecorelle fuori da gregge, vanno controcorrente, si prendono molte responsabilità molti rischi e non sono molto tutelate. Non lo sono per niente. Esistono delle linee guida cui devono attenersi e io ero un bel insieme di eccezioni alle linee guida: RH negativo, precesareizzata, praticamente oltre la data presunta secondo  quanto scritto dai dottori. Loro erano tese perchè si sentivano sconfinare in un terreno dove rischiavano la professione, dove nessuno le avrebbe difese, forse, se fosse successo l'imprevisto negativo.
E invece è successo il previsto positivo. Puntualissimo Matteo è nato il giorno della data presunta con il calcolo delle mestruazioni.
In barba alle ecografie, come ho detto alle dottoresse delle ecografie, faccio figli grandicelli, poi si rimettono nella media con la crescita. Era stato così per suo fratello.
Io vorrei, per chi ha pazienza, raccontare anche un po' del travaglio.
Giusto per cronaca dopo aver fatto colazione, lasciando dormire mio marito, ho fatto:
rinfresco della pasta madre, minestrone con verdure tagliate a mano, le contrazioni si facevano sentire e io mi dondolavo e respiravo e facevo la pipì rilassando completante il perineo.
Poi ho impastato il pane.
Esercizi per la schiena, tante AAAAAAAAA, dondolare dondolare dondolare, fare i movimenti che avevo bisogno per la schiena aaaaaaaaaaaaaaaa
Poi ho impastato una torta di mele.
Sbatti le uova e aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
rilassa rilassa rilassa pipì......
ho fatto il secondo impasto del pane.
Sformato la torta.
Ho mandato mio marito a prendersi delle medicine perchè aveva l'influenza intestinale.
Mi sentivo immersa nel mio mondo di penombra, tutta coperta di strati di camicia di notte, maglioni, calzettoni...
verso mezzogiorno mi sentivo sporca e sudata e ho fatto una bella doccia.
Bella bella doccia calda.
Le contrazioni continuavano, irregolari si ma neanche tanto.
Ho chiamato Annalisa, una delle ostetriche, giovane Annalisa, fiera portatrice di un sapere antico, consapevole guardiana di porta, benefica ragazza.
Io non ero lucida e alle domande che mi ha fatto Annalisa ho risposto in modo che ora non saprei definire.
Poi ho cercato di riposare stesa sul divano, con Enrico che provava a indovinare dal mio respiro il ritmo delle contrazioni. E' stato quasi un momento di pausa in cui il mio corpo ha preso forza, il dolore era tenuto diluito, quasi sospeso, dalla respirazione profonda.
Un po' di massaggio da parte di mio marito, per avere una coccola, per stare un po' insieme, per aiutarmi a passare il tempo insieme.
Sono una donna molto curiosa, così in qualche modo mi sono “visitata”. E' stato davvero bellissimo per me sentire il sacco che sporgeva dalla dilatazione del mio corpo, caldo e liscio, pieno di liquido, mobile.
Poi sempre più onde di energie che mi facevano muovere, ballare, cambiare posizione per stare nella forza dell'esperienza. Così sono passate le ore.
Poi hanno chiamato le ostetriche per saper se volevo che venissero: si.
Mi sono di nuovo “visitata” e sentivo molta più distanza tra i punti del mio corpo che incorniciavo il sacco uscente.
Verso le 5, credo ho iniziato a sentire pressioni verso il basso. Una forza che mi voleva far accovacciare per terra, ma io non mi sentivo pronta per quella sensazione davvero fortissima, da quel dolore che sapevo sarebbe arrivato se avessi tenuto la posizione accovacciata. Mi alzavo, mi muovevo, ma mi spingeva giù ancora. E io  mi rialzavo, e lui spingeva giù.
Poi sono arrivate le ostetriche e il resto è andato veloce...
Non riuscivo a parlare bene, non volevo parlare. Si sono rotte le acque, BUM, sono riuscita a dire, tutte le luci erano spente tranne in cucina, la mia calda cucina.
Volevo solo sapere che andava tutto bene, che non stavo morendo, che il mio culo non sarebbe scoppiato, che non mi sarei rotta, o forse sì ma che andava bene così, che era tutto normale. Mariangela, matrona antroposofica, ruspante levatrice, mater cum me, mi ha detto che andava tutto bene, si. SI. Ora nasci Matteo.
E allora urla e pianti e Matteo, Matteo che ho sentito piangere quando il suo corpo era ancora dentro di me. Prima la testa che fatica, e poi il corpo, voilà è scivolato fuori da sé. Matteo benvenuto, piccolo fiore, grande dono.

Non tedierò oltre. La sua placenta è nata ed è stata con lui finché non si è staccata da sola, 5 giorni dopo.
Voglio infine dire Grazie a Mariangela e Annalisa per essersi prese cura di me durante la gravidanza, per aver accettato di esserci durante il parto. So bene che si contano sulle dita di una mano le ostetriche che lo avrebbero fatto.
Grazie a Enrico per esserci stato nel modo che gli ho chiesto durante il parto ma soprattutto per aver sempre creduto con me, fino in fondo, che il parto a casa sarebbe stata la cosa migliore: non è facile prendere questa decisione contro un mondo di autorevolissimi medici che ci hanno pensati “pazzi”.
Grazie a Luciano e Matteo, mie meravigliose creature, per essere venute al mondo proprio così come avete fatto.

giovedì 21 gennaio 2016

Esperienza di mamma!

Riporto quanto mi ha scritto  una mamma che ho potuto seguire recentemente .... Grazie D.M. porto te e la tua bambina nel cuore!
"IO ACCOLGO TE
Due linee sul test di gravidanza: una emozione unica, indescrivibile, gioia incommensurabile con un pizzico di paura per l’ignoto… Sarò all’altezza di questo grande compito? Sarò una brava mamma? Quanto male farà partorire? Saprò allattare e prendermi cura di questa piccola creatura nel migliore dei modi? Farò gli stessi errori che hanno fatto i miei genitori ? La mia ancora di salvezza in mezzo a tutti questi pensieri e a tanti altri che man mano che la gravidanza proseguiva si affacciavano nella mia mente e nel mio cuore è stata lei…la mia doula…Eugenia Fortuni! Avevo assistito alla presentazione del suo corso al centro aylanto yoga di Mirano e decisi di chiamarla… così è iniziato il percorso che ha fatto nascere una nuova “me” (prima ancora che mia figlia!!). Al centro ho trovato un gruppo di future mamme speciali, tutte simili e tutte diverse, con gli stessi dubbi e le stesse paure, abbiamo vissuto insieme un periodo speciale per le nostre vite, siamo diventate amiche! Eugenia ci ha accompagnato in questo percorso, ha accolto noi e i nostri cuccioli con una dolcezza introvabile… ha saputo ascoltare tutte le nostre emozioni, ci ha guidato a prendere consapevolezza della nostra forza di donne, create per generare vita e amore. Ci ha illuminato sulla possibilità di vivere il parto in maniera dolce e naturale. Ci ha fatto scoprire la forza del respiro consapevole, della meditazione, degli esercizi e dei rimedi naturali per alleviare i dolori e vivere appieno tutte le sensazioni del diventare mamma. Personalmente posso dire di aver scoperto un mondo nuovo, fatto di approcci più naturali, più delicati ..ho letto tantissimi libri che non sapevo esistessero e ho avuto così modo di capire che un diverso benvenuto ai nostri bimbi su questa terra è possibile! Il mio parto sono certa non sarebbe stato quello che è stato se non avessi conosciuto Eugenia e non avessi fatto tutto il percorso dell’attesa con lei. Durante il travaglio ripensavo alle meditazioni, alle posizioni e al respiro…ho assaporato tutte le fasi e ne ho constatato le differenze, ero certa di aver fatto tutto il possibile per accogliere mia figlia nel modo che volevo e così è stato…non ricordo dolore, ricordo volontà e concentrazione, una forza pazzesca, una energia speciale…così è nato un dono del cielo , io e mio marito abbiamo fatto di tutto perché la placenta restasse il più possibile attaccata alla bimba che è stata dimessa, grazie anche a questo, senza calo fisiologico ma con ben +10 grammi di peso! ;-) Una volta a casa il supporto di Eugenia non si è interrotto, anzi è sempre stata disponibile di persona e telefonicamente per risolvere ogni dubbio sul puerperio e la nostra avventura è così continuata con un percorso ad hoc per neo mamme … a tre settimane dal parto ero di nuovo al centro, di nuovo con le stesse mamme ma questa volta con i nostri cuccioli non più nel pancione ma tra le braccia! E’ stata un'altra occasione speciale, innanzitutto per uscire di casa, prendere confidenza con i primi spostamenti con i bambini e soprattutto per non rimanere sole in questo momento così delicato! Abbiamo condiviso le nostre inesperienze nell’accudimento di un neonato e affrontato di nuovo insieme tutte le tematiche legate ai primi mesi di vita. Abbiamo pianto insieme e ci siamo consolate nei momenti più difficili (a me in particolare è successo a causa di un allattamento molto doloroso), abbiamo imparato il massaggio infantile, ballato con i bambini nella fascia, riscoperto la dolcezza delle ninne nanne di una volta. Non ci siamo giudicate ma ci siamo fatte forza, come solo noi donne possiamo fare, ci siamo comprese e ci siamo aiutate…insomma siamo diventate “mamme”! Per tutto questo e tanto altro un grazie sincero al grande cuore di Eugenia, alla sua preparazione, alla sua disponibilità ad accettare e far spazio, a guidare e a comprendere, a sostenere e accompagnare noi mamme nel compito più bello: accogliere i doni del Cielo! Grazie!
D.M."

venerdì 5 settembre 2014

la dolce attesa

la dolce attesa

Ritorna il percorso di preparazione alla nascita!!
lunedì dalle 17.30 alle 19.00   centro Yoga Ailanto, Mirano
mercoledì dalle 17.30 alle 19.00, centro yoga Dharma, Mestre

presto anche a Piombino Dese (PD) e Venezia!!

prenota una lezione di prova: eugeniafortuni@gmail.com

Il tempo dell'attesa è un tempo che viene dato alle madri per essere vissuto con serenità e consapevolezza.
I percorsi che propongo alle donne in gravidanza sono volti a facilitare questa serenità e questa consapevolezza. Gli incontri si svolgono settimanalmente e comprendono momenti dedicati a:
condividere emozioni, vissuti, esperienze
essere ascoltate e ascoltarsi
ricevere informazioni di qualità e orientarsi tra le informazioni contraddittorie
rilassarsi
respirare
ascoltare la creatura che vive in te
esprimere le proprie paure
ricevere la benedizione del gruppo

Alcuni incontri sono dedicati alla coppia e prevedono la presenza del papà in modo da coinvolgerlo e renderlo partecipe e responsabile da subito dell'andamento della gravidanza, un padre attivo e attento da subito.

Se leggi queste parole probabilmente sei in dolce attesa: desidero per te, come per ogni donna, un parto rispettato e il più dolce inizio con la tua creatura. 
eugeniafortuni@gmail.com

lunedì 21 luglio 2014

la bellezza delle cicatrici

Sono molto felice oggi perché ho ricevuto ancora una buona notizia: è nata ieri una bimba con un bel parto vaginale a neppure 18 mesi dalla nascita con taglio cesareo del suo fratellino.
La sua mamma aveva seguito un percorso con me per rielaborare quanto accaduto con il primo parto e non è stata l'unica. Nell'ultimo anno sono stata contattata da diverse donne che mi hanno chiesto aiuto per sanare una ferita. A volte è quella del cesareo, altre quella di un travaglio pilotato, di un parto operativo o anche di un allattamento difficile.
Ogni volta trovo pietre preziose e gemme rare nell'animo di queste donne e semplicemente le mostro loro: ecco guarda che smeraldi dimorano nel tuo animo!
Facciamo insieme un piccolo pezzo di strada danzando, piangendo. Picchiamo un cuscino o dipingiamo, oppure costruiamo uno scudo. Facciamo quello che c'è da fare per stare sui piani sottili della coscienza al confine tra il corpo e lo spirito, tra l'io e il tu, tra l'uno e il tutto. Stiamo nello spazio del cuore dove tutto è possibile.
Voglio dire grazie a queste donne.
Imparo molto da voi.
E voglio parlare di voi per dire alle altre donne "vedi? è possibile!"
Sento che c'è molta bellezza in queste esperienze: ogni donna, nel suo cammino verso se stessa, disegna ricami unici che hanno bisogno di essere illuminati, per essere visti e apprezzati.
E' così che il dolore si trasforma in bellezza, che la  sofferenza si trasforma in grazia. In stato di grazia a volte, come oggi per la mamma che ha dato alla luce la sua bimba in modo naturale dopo il cesareo.

eugeniafortuni@gmail.com
3407226898

sabato 28 giugno 2014

Dell'amore donnesco

Mi è capitao con alcune amicizie tra donne di chiedermi: che cos'è questo sento per la mia amica? Perché voglio sempre stare con lei, perché ho voglia di raccontarle tutto? Mi è capitato di dirmi: Come sento il bisogno di stare con lei! Stare con lei mi fa stare bene, mi rende felice! Quando sono con lei mi sento bella! Mi è capitato di percepire Bellezza e Grazia nei miei sentimenti rispetto a un'altra donna.
Sono sentimenti che nulla tolgono all'amore per l'uomo, all'amore per i figli. Ma che anzi nutrono e bilanciano queste relazioni vitali ma che possono diventare totalizzanti.
Non sto parlando di omossessualità. Argomento di cui so poco. Argomento su cui mi sento di dire solo questo: se i miei figli, crescendo, dovessere amare un altro uomo, spero con tutto il cuore che lo possano fare in piena libertà, spero con tutto il cuore che possano avere una vita dignitosa e diritti che tutelino le loro esistenze. Ho grande rispetto per i miei figli, so che mi renderanno orgogliosa e che sapranno amare. Non sta a me decidere chi.
Ma l'amore donnesco, l'amore che sanno provare le donne, può essere rivolto alle altre donne senza bisogno di farsi etichettare.
E' ammirazione, è felicità di stare insieme, è gratitudine, è bisogno di contatto, è sogno di perfezione, bisogno di completezza, è crescita.
Questo Amore però non sembra avere un posto legittimo nella mappa delle relazioni umane lecite ai nostri tempi.
Non è una novità. E non è una novità quante generazioni di donne abbia fatto soffrire questa aderenza tra la realtà del cuore e la realtà sociale che non permette di vivere in libertà l'amore donnesco. Gli esempi celebri si sprecano: Virgina Woolf, Simone De Beauvoire... 
Potranno le nostre figlie trovare un nome per condivire nella società, per reificare, e infine legittimare questi sentimenti potenti e importanti? Non lo so.
Fare finta che non esistano però non è funzionale, almeno non è stato così nella mia vita.


Ringrazio Annalisa Bruni per l'aggettivo "donnesco, donnesca".

sabato 5 aprile 2014

dell'allattamento, delle cordate, della perfezione del femminile

Alcuni giorni fa ero coinvolta in ua conversazione fra conoscenti, uomini di circa sessant'anni tra cui uno già nonno. Un'altro raccontava del suo recente viaggio in Africa dove si era trattenuto per qualche mese e desriveva una scena in cui una madre allattava la sua bambina che lui descriveva come grandicella "avrà avuto più di un anno". Il nonno a quel punto controbatte "cosa vuoi che ci sia là ormai - dice riferendosi al seno – sarà acqua". Ci tengo a precisare che provo affetto e stima per queste persone e che non mi aspetto che una persona di sesso maschile nata negli anni '50 abbia potuto sviluppare una grande sensibilità all'allattamento al seno. Però lui è un nonno e gli altri due lo saranno probabilmente in un futuro prossimo. Allora non ho potuto trattenermi dal fare cultura dell'allattamento e mi sono affrettata a dire che io ho allattato mio figlio maggiore per circa due anni (il secondo ha due mesi ed è sempre felicemente attaccato al seno). Poi la discussione è scivolata via su altri aneddoti africani. Qui però voglio aggiungere: che fortunata quella bambina africana. E' vero, come sottolineva il nonno che forse quella madre non aveva altro da offrire da mangiare alla piccola e questo non va dimenticato. Però quel latte non è acqua! Il latte materno che si offre a un bimbo di un anno è ricco di anticorpi, è un concentrato di sostanze benefiche per proteggere la bocca, lo stomaco e tutto l'intestino del bambino da infezioni. C'è anche l'acqua sì, dentro quel latte del dodicesimo mese, ma un'acqua pura, microbiologicamente filtrata (!) e ricca di sali minerali.... In Africa e anche in Italia!
Siamo costantemente impegnate nel creare una cultura più sensibile all'allattamento, più sensibile alle donne e alle loro enormi capacità di nutrici. Le donne creano e nutrono il futuro dell'umanità. Dobbiamo sotenerci e proteggerci costantemente l'una con l'altra anche nelle occasioni più semplici e quotidiane.
Ho notato ultimamente quello che mi era stato reso evidente qualche anno fa da una donna, una scrittrice che cercava di far pubblicare i suoi libri: lei mi diceva che nel campo dell'editoria le donne non sanno fare "cordata". Ed è vero anche in questo nostro mondo di doule, consulenti, osteriche: non si è capaci di trainarsi l'una con l'altra, la competività è sempre in agguato, non si è capaci di introdurre la "collega" in una situazione dove abbiamo già un po' di spazio personale, non si è capaci di darsi il cambio alla testa della cordata, non si è capaci di chiamarsi cordata (o collettivo, o gruppo) ma c'è sempre il bisogno di comparire come singole. Che fatiche! Quanto sono alte le montagne scalate da sole.
Tornando all'allattamento... Che meraviglioso processo! Come nella gravidanza e soprattutto nel parto, anche nell'allattamento scorgiamo la natura complessa di noi esseri umani: accanto alla natura, alla biologia, gli aspetti culturali e psicolgici, indissolubilmente attorcigliati attorno all'animo della donna. Allora la brava consulente o doula o osterica devono essere capaci, davanti a un "problema" di allattamento, di chiudere gli occhi per annusare l'odore che emana da questo groviglio, e trovare la nota dello spirito di quella donna che cerca di emergere e dirci qualcosa. Allora noi potremo risuonare quella nota e la renderla udibile a quella donna che ci ha cercato: forse non le piacerà e tornerà a chiudersi le orecchie, forse invece inizierà a cantare.
E tutto questo non è scientificamente dimostrato! This is not evidence based!
Però c'è chi nel mondo scientifico e medico ha ormai enorme fiduca nelle capacità delle donne, o meglio nella perfezione dei processi fisiologici dei loro corpi. Tanto da dire: non interferiamo! Non iterferiamo con i processi di gravidanza, parto e allattamento a livello medico perchè gli interventi non necessari hanno conseguenze sul piano della biologia e della psicologia di una donna e in fine sulla salute di madre e figlio. Piuttosto proteggiamo! Proteggiammo la fisiologia, lo spirito unificatore della mente e del corpo. Dal mondo medico e scientifico questa convinzione dovrebbe ritornare alle donne però. E' compito delle donne riapproriarsi della propria potenza e della fiducia in se stesse.
Io inizierei a riportare la gravidanza fisiologia sotto la protezione dell'ostetrica togliendola al dominio del ginecolgo. E a tutte le donne che mi contattano prima e dopo la nascita dei loro cuccioli ricordo che è l'ostetrica la figura sanitaria preposta a seguire la donna durante gravidanza, parto e puerperio. Proviamo a restare tra donne, proviamo a fare cordata.
Siamo noi quelle che devono illuminarsi le une con altre. Non possiamo aspettare che sia il mondo scientifico a convincerci che siamo perfette. (perfette nel senso originario del termine, cioè compiute, complete). Non abbiamo nulla da farci restituire dal medico. Anzi, la maggior parte delle volte le donne tornano dalle visite ginecologiche in gravidanza, con un senso di inadeguatezza e di ansia e con la domanda: sarò capace di?
E' come se ci fosse stata tolta la padronanza sul nostro corpo, con tutte le conseguenze che conosciamo. E ora aspettimao che chi c'è l'ha tolta ce la restituisca? Non avverrà mai. Dobbiamo riprendercela noi. Cominciamo da noi stesse, dal nostro corpo.
Purtroppo è più difficile farlo con tutti quei corpi di donne appesi nei loro pezzi più rotondi ai muri delle città, mostrati vibrare a tutte ore nella televisione (da vari anni non ce l'ho ma mi dicono che è ancora così). E' più difficle farlo con quei corpi di donne venduti sotto le mie finestre (abito in un "brutto quariere"). Lo spirito unificatore, quando c'è tutta questa distanza tra corpo e anina, si lacera, a volte si psezza per sempre, e sarà impossibile restiruire integrtità a quella donna e sarà un'altra ferita per tutta l'umanità.
Nella maggior parte dei casi però, fortunatamente non c'è nessun pappone che ci tiene in ostaggio.
Proviamo a non essere ostaggio di noi stesse.


lunedì 8 luglio 2013

Due minuti trasformano il taglio cesaero in nascita cesarea - traduzione dell'articolo" Zwei Minuten machen den Kaiserschnitt zur Kaisergeburt"

 Due minuti trasformano il taglio cesaero in nascita cesarea
ho fatto del mio meglio per tradurre l'articolo, ma se qualcuno sa bene il tedesco si faccia avanti!


La felicità dei neo genitori per il primo sguardo al loro neonato durante il parto, - Questa è la foto di un parto cesareo felice secondo il ginecologo di Berlino, Wolfgang Henrich, il promotore per la trasformazione del taglio cesareo tradizionale e  per l'introduzione, presso l'ospedale Charité,  della "nascita cesarea".


La nascita cesarea ha cambiato l'esperienza della nascita.
Nessuna donna impazzisce per il taglio cesareo. Nessuna neo mamma ama che le venga raccontato nei dettagli cosa accade  in sala operatoria.

A Berlino già. Qui avvengono ciò che possiamo chiamare nascite cesaree. Non è un taglio cesareo "naturale", meglio ancora, dice il professor Wolfgang Henrich, ma una pratica che rompe con la tradizione e che ha cambiato l'intera esperienza della nascita , con un piccolo dettaglio che porta un grande effetto.
 

Contatto con gli occhi e la pelle, nonostante l'intervento chirurgico.
L'immagine che ha ispirato questo metodo a Henrich  è quella della felicità dei genitori alla nascita del loro bambino nei parti in sala operatoria. Nessun problema, niente sangue, una esperienza armonioso nonostante si tratti di parto cesareo, ma, come suggerito da un collega inglese, con il contatto visivo tra il bambino e la madre. L'idea per la nascita cesarea è nato. L'idea è tanto semplice quanto geniale, un asciugamano o un panno gioca un ruolo importante, non un panno magico, un panno in una sala operatoria sterile, ma che innesca un momento magico.


Il metodo è stato implementato presso il Charité.
"Ho praticato il taglio cesareo per 23 anni, come ho imparato", dice il direttore del Dipartimento di Ostetricia presso la Charité di Berlino, il Prof. Dr. Wolfgang Henrich, "senza pensare che fosse possibile cambiare qualcosa di fondamentale per l'esperienza della nascita in questa pratica" Poi vide quella foto e lesse di come gli australiani Nick Fisk praticassero il cesareo a Londra.
Egli dà alle donne un esperienza nascita consapevole che il cesareo tradizionale impedisce.

Questa esperienza di movimento in utero e di contatto con la pelle e, subito dopo, il bambino che emerge sotto lo sguardo della madre, lentamente, dalla cavità addominale, fa la differenza. Il processo di nascita non è in realtà cambiato, solo rallentato. Due minuti di ritardo che avranno un impatto positivo per tutta la vita.
I cruciali due minuti in corso del travaglio.La seconda fase di taglio cesareo è la chiave. La fase uno è immutata: la parete addominale è tagliata con un bisturi, ci vogliono da due a quattro minuti, fino a quando l'utero è aperto. È un'operazione.Poi arriva il momento cruciale. Il telo chirurgico sterile che protegge lo stomaco dagli sguardi dei genitori è abbassato. L'ostetrico inizia a accompagnare fuori il bambino, gli alza la testa, la tiene la, appena fuori, più a lungo rispetto al metodo tradizionale, rivolgendo il bambino verso lo sguardo della madre, poi il bambino viene fatto completamente uscire dal corpo della madre: prima la testa, poi le spalle, poi l'intero corpo. "Testa e corpo dei bambini riempiono completamente l'addome, né madre né padre possono vedere dal loro punto di vista l'addome aperto", dice Henrich per invalidare le preoccupazioni. 
Il lento percorso del bambinoLa madre vede subito il suo bambino. Alcune donne vogliono spingere in questo momento, proprio come se stessero vivendo un parto vaginale. Lentamente, con insistenza, senza problemi, come ha descritto il processo. L'ostetrico ha il bambino in braccio. I polmoni vengono apsirati, i genitori sentono il primo grido, il padre può, se vuole, tagliare il cordone ombelicale e subito alla madre del bambino viene posto sul petto il figlio.In questo momento, il panno viene sollevato nuovamente, la chirurgia continua, ma i genitori restano estranei a questa parte "sanguinosa", alla terza fase della nascita cesarea. 
La felicità"I genitori non hanno più interesse per la sala operatoria, la sensazione di felicità prevale, il resto dell'operazione corre meglio", Henrich ha osservato."Ciò che si da alle donne è l'immediateza nel contatto con il figlio." Gli effetti positivi per l'attaccamento, la relazione padre-figlio e la ripresa nel periodo post-partum sono enormi. Durante la settimana di degenza in reparto le donne parlano del proprio parto. "Noi siamo a contatto con questi eventi dieci volte al giorno, i genitori invece una o due volte nella loro vita - questo rende affascinante e importantissima la loro epserienza di parto." 
Le puerpere dopo la nascita cesareaLe madri sono psicologicamente più stabili rispetto al post di un taglio cesareo tradizionale, avendo la nuova pratica  ha un effetto positivo sul recupero fisico: raramente soffrono di nausea, la circolazione è stabile, ci sono meno infezioni, nessun trauma psicologico. "I bambini hanno un inizio molto diverso nella vita con i loro genitori."Al Charité, questo metodo ormai si è imposto, in Inghilterra è normale. "Io non sono un missionario", dice Henrich di se stesso ", ma in medicina è così, è necessario dare impulso quando un'idea è buona, allora continua.

La certezza: "Questo è il mio bambino"La paura di molte donne, che non sia il proprio figlio quello che viene portato a loro dopo un taglio cesareo, viene eliminata. Sanno che quello è il loro figlio. In precedenza, invece, dopo il parto cesareo il bambino veniva portato via subito per poter ultimare l'operazione sulla madre. Nessun primo contatto visivo, nessun contatto pelle a pelle, questo provocava dubbio e preoccupazione.Anche i padri beneficiano di questo metodo: poiché sono presenti alla nascita cesarea, i padri sono meno deboli, Henrich spiega con un sorriso.

Anche il taglio cesareo è un'esperienza di nascita
Anche Henrich ed i suoi colleghi non sono fan del cesareo, perché è il parto naturale è il metodo migliore. Ma se si deve avere un taglio cesareo, le madri dovrebbero avere una buona esperienza di parto il più vicino possibile a quello naturale, al parto vaginale. 
Molte nascite ad alto rischioAl Charité, c'è spesso bisogno del taglio cesareo in realtà, più di un terzo delle nascite avvengono così: il 20 per cento delle nascite sono prematuri, numerosi parti gemellari, partoriscono e sono partoriti molti paziente ad alto rischio. Sotto la responsabilità del Dottor Henrich è anche un centro per malformazioni congenite come la spina bifida o difetti della parete addominale. "Invece, rispetto alle nascite a basso rischio, abbiamo un basso tasso di cesarei", dice Henrich, che vede molto nel suo lavoro quotidiano. Siamo il più grande luogo di nascita ospedaliera della Repubblica.Il medico cinquantunenne discute con i genitori sulla procedura da adottare. Se la situazione del bambino è complicata per esempio se si tratta di un bambino prematuro o se l'utero ha un fibroma, allora non viene praticata la nuova procedura di cesareo. Oppure si decide al momento. "È possibile prevedere abbastanza prima , ma c'è sempre una volontà. Non bisogna sottovalutare le persone." Molte donne fanno scelte mirate. 
Promuovere il parto individualizzzatoPuò anche essere che qualcuno rinunci, come la giovane coppia che non  ha considerato sicuro osservare il momento della nascita, e che, nonostante le buone condizioni in cui si stava svolgendo l'operazione, ha rifiutato di guardare.Il principio del dottor Henrichs è trovare o promuovere la medicina adeguata a quella particolare donna. Parto individualizzato significa rendere possibile per ogni donna la modalità di parto che per lei è ideale. 
In una valutazione preliminare, molti fattori giocano un ruolo, dalle malattie trasmissibili da madre a figlio, alla biografia della madre, dalla valutazione del ginecologo, alla pianificazione familiare, sino all'età materna.Il taglio cesareo va effettuato solo  se clinicamente indicato."Taglio cesareo  non è mai un'alternativa liberamente disponibile, ma una indicazione medica. Attraverso questo metodo non è stato effettuato un singolo taglio cesareo di più senza indicazione", Così il medico ha  confutato le critiche di altri medici o ostetriche che temevano la nascita cesarea potesse rafforzare la tendenza a richiedere il taglio cesareo. "E 'normale che si preferisca che il vostro bambino nasca in famiglia, ma quando si verificano complicazioni, si dispone di anestesista, chirurgo e banca del sangue pronta", dice Henrich. Lui è entusiasta della nascita cesarea, una semplice idea con positive conseguenze di vasta portata: "Non costa nulla, solo che si ripensi  ai tempi e a rompere la tradizione."
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 Nota della traduttrice, cioè io: mi scuso fin d'ora delle possibili inprecisioni nella traduzione  molto casalinga dell'articolo che trovate in originale all'indirizzo 
http://www.t-online.de/eltern/schwangerschaft/id_62676820/kaisergeburt-statt-kaiserschnitt-an-der-charite-in-berlin-.html